Lo Psicologo nell’Ambito Clinico-Sanitario


la psicologia è una scienza i cui “oggetti” d’intervento sono variegati. Si va dalla salute individuale a quella di coppia e familiare, fino alla “salute” aziendale e sociale. La psicologia può essere sommariamente divisa in tre grandi branche in relazione al contesto di applicazione. Una psicologia applicata ai contesti clinico-sanitari, che si occupa della salute mentale ovvero del trattamento psicologico di sintomi, disturbi e problemi, una psicologia dei contesti organizzativi come la psicologia di comunità, della salute o del lavoro, ed una psicologia generale e sperimentale. Parliamo ora dell’ambito clinico-saniario.

La Psicologia in Ambito Clinico-Sanitario

L’applicazione più nota nonché più diffusa della psicologia è sicuramente l’ambito clinico. Per clinico si intende ovviamente tutto ciò che abbia a che fare col rapporto con il paziente e con la patologia, nel caso specifico, con il paziente psicologico e con i disturbi psicologici altrimenti noti come “disturbi mentali”.
Nella sua attività clinica, sia essa rivolta all’età adulta che all’età evolutiva, lo psicologo utilizza tutti gli strumenti conoscitivi e d’intervento per finalità sanitarie, ovvero di diagnosi, cura e riabilitazione. Lo psicologo non utilizza strumenti medico-chiururgici, quindi interviene senza farmaci, senza chirurgia, senza mezzi invasivi.
Lo strumento psicologico più utilizzato dallo psicologo è il “colloquio psicologico” (strumento d’intervento), una prestazione che la Legislazione riconosce avente valore sanitario ovvero finalizzato alla terapia. Il colloquio psicologico può essere orientato secondo specifici modelli teorici (strumenti conoscitivi) e con obiettivi di diagnosi, cura e riabilitazione.
Il trattamento psicologico in ambito clinico può essere rivolto al singolo individuo, alla coppia, alla famiglia o al gruppo, può essere di tipo diretto quando si rivolge direttamente al “portatore del sintomo/problema” oppure indiretto quando è rivolto ad una persona collegata direttamente al portatore del sintomo/problema.
Il trattamento psicologico in ambito clinico è orientato alla soluzione di sintomi, disturbi, problemi e disagio o alla prevenzione degli stessi.La finalità è ovviamente terapeutica vale a dire tesa al ripristino delle normali condizioni di salute del paziente psicologico.

Il quadro normativo italiano, il tariffario degli psicologi italiani e alcuni documenti prodotti dal consiglio nazionale dell’ordine degli psicologici ci aiuta a comprendere le finalità terapeutiche dell’intervento psicologico in ambito clinico.

Il Decreto Ministeriale (D.M.) 17/05/2002 riconosce alle prestazioni rilasciate dall’esercente la professione di psicologo il loro valore sanitario (diagnosi, cura e riabilitazione) anche per finalità fiscali (esenzione IVA e deducibilità). Il Ministero della salute ribadisce che le prestazioni rese dallo psicologo, in quanto aventi finalità terapeutiche (circolare n. 20/e del 13/05/2011 agenzia delle entrate), sono spese detraibili alla pari delle spese rilasciate dal medico.

Il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) nel descrivere le linee guida per la formazione dello psicologo include la necessità per lo psicologo di acquisire competenze, in area psicologica (diversificata dalla psicoterapia), per il trattamento (individuale, di coppia, familiare e di gruppo) di sintomo e disturbi mentali tra i quali anche “psicosi” e “disturbi di personalità” (fonte: Notiziario Ordine Psicologi Lazio, speciale Materiale per la Professione, 2005 p. 211).

Il tariffario nazionale degli psicologi italiani, anche se attualmente non approvato ministerialmente nelle tariffe che sono quindi libere e non vincolate, ma comunque valido per i suoi nomenclatori e riconosciuto, dagli stessi ordini che l’hanno promulgato, utile per inquadrare le prestazioni rilasciate dallo psicologo professionista, riconosce il valore terapeutico delle tecniche  di riabilitazione psicologica (attività riservata allo psicologo) ribadendo pertanto che lo  psicologo svolge nei fatti attività terapeutica.

Lo stesso ordine degli psicologi del Lazio pubblica nel 2007 sul proprio Notiziario ufficiale che lo psicologo (quindi non lo psicoterapeuta) utilizza il colloquio psicologico (quindi non la psicoterapia) per la risoluzione di sintomi, disturbi e problemi e aggiungendo che lo psicologo interviene per curare. (fonte: Notiziario Ordine Psicologi Lazio n. 6/2007 p. 64-65).


Definizione Sintetica di Psicologo in Ambito Clinico
Dalla lettura integrale delle Norme che regolano la professione di psicologo e dei documenti citati possiamo trarre una sintesi della definizione di psicologo dell’ambito clinico-sanitario.

“lo psicologo del settore clinico-sanitario è quel professionista della salute  che utilizza strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico (art. 1 L. 56/89) per finalità sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione  (D.M. 1994, 2002) di sintomi, disturbi, problemi e disagio psicologici. Si occupa altresì di sviluppo, promozione e tutela delle scienze e della salute in ambito psicologico.”


Lo Psicologo Cura
Alcuni sostengono che lo psicologo non possa curare perché non è indicato nell’art. 1 della L.56/89 che regola la professione di psicologo. Poi, le stesse persone, dichiarano che lo psicologo possa però elargire prestazioni di counselling che, lo ricordiamo a tutti, NON allo stesso previsto dall’art. 1 della L. 56/89. Come abbiamo dimostrato nella sezione sulla definizione sintetica della professione di psicologo, i dispositivi di legge vanno letti sempre integralmente. La professione psicologica è, dal punto di vista degli obiettivi sanitari, equiparata alla professione medica, lo psicologo interviene dal punto di vista sanitario come mezzi psicologici, il medico con mezzi medici anche rispetto a uno stesso problema. Ciò che distingue le professioni in ambito sanitario non è l’oggetto dell’intervento che rimane sempre la persona e la tutela della salute e non è neanche la finalità dell’intervento che è sempre di diagnosi, cura e riabilitazione (D.M. 17/05/2002) ma è lo strumento sanitario utilizzato. Dove il medico utilizza strumenti medico-chirurgici, lo psicologo utilizza strumenti psicologici. Infatti per una stesso disturbo come ad esempio il disturbo da attacchi di panico (quando non dovuto a condizioni mediche generali), pur essendo un disturbo cosiddetto “mentale”, nessuno impedisce al medico di curarlo con strumenti medici (es. farmaci) dove invece lo psicologo interviene con strumenti psicologici (es. colloquio psicologico). È chiaro che l’intervento di cura di un disturbo “mentale” non è esclusivo di una sola professione sanitaria e allo stesso tempo non si può impedire allo psicologo di curare disturbi psicologici con strumenti psicologici per l’uso dei quali è abilitato. La psicoterapia, essendo una specializzazione comune a medici e psicologi, per la quale quindi non è obbligatorio possedere una formazione universitaria in psicologia, non può essere considerata una cura attraverso strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico (che ai sensi dell’Art. 1 L. 56/89 è riservata agli psicologi) ma va considerata uno “strumento altro” a disposizione del medico o dello psicologo specializzati in psicoterapia. Dove quindi lo psicologo interviene con strumenti psicologici, dove il medico interviene con strumenti medici, lo psicoterapeuta può intervenire se medico con strumenti medici più psicoterapia e se psicologo con strumenti psicologici più psicoterapia. Di fatto la terapia psicologia non è psicoterapia.
Per “assurdo” se un giorno si scoprisse che un’infezione potesse essere risolta esclusivamente con il colloquio psicologico, risulterebbe che il professionista abilitato all’uso di tale strumento è lo psicologo. Questo ci introduce verso un’altra questione che è l’uso “popolare” del termine “disturbo psichiatrico”. Questo è un errore linguistico-concettuale gravissimo perché si rimanda la cura di uno specifico disturbo a una singola categoria professionale (il medico-psichiatra). Se prevalesse questa impostazione sarebbe impedito alla ricerca scientifica di individuare altre possibilità d’intervento al di fuori di quello già individuato. Non esistono disturbi “psichiatrici” ma, eventualmente “disturbi psichici” o, come preferiamo definirli noi, “disturbi dell’organizzazione psicofisiologica”.

a cura di
Marco Baranello


Baranello, M. (2011)
Lo psicologo nell’ambito clinico-sanitario.
professionepsicologo.com, 25 maggio 2011.

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