Abolizione Ordine Psicologi o Limitarne i Poteri?
Ha davvero un senso la costituzione dell’ordine degli psicologi? Le funzioni di un ordine professionale dovrebbero essere prettamente amministrative legate cioè alla gestione dell’albo. Gli ordini dovrebbe essere assolutamente apolitici, aconfessionali e soprattutto ateorici. C’è però un enorme difetto negli ordini professionali, soprattutto quelli legati a professioni scientifiche, come l’ordine degli psicologi. Infatti il fatto che i consigli degli ordini siano costitutiti da persone interne alla materia, quindi, nel caso specifico, da psicologi, spesso anche docenti universitari o sostenitori di specifiche scuole di specializzazione, è altissimo, per non dire quasi certo, il rischio di ingerenza di un ordine professionale rispetto alle autonomie scientifiche di ogni singolo professionista e/o scienziato interno alla disciplina. L’ordine degli psicologi potrebbe infatti avvantaggiare specifiche posizioni teoriche addirittura a danno di altre, potrebbe favorire la promozione di alcuni docenti universitari collegati ai gruppi, associazioni o movimenti interni al consiglio dell’ordine, potrebbero sanzionare gli psicologi su questioni ideologiche e far prevalere un’interpretazione restrittiva delle norme che regolano la professione di psicologo per censurare, sospendere e radiare professionisti psicologi e scienziati scomodi ad alcune sfere di potere istituzionalizzato, come quelle accademiche.
L’Ordine e la Politica
E’ così capitato che il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio abbia inviato notiziari ufficiali nei quali si appoggia la campagna elettorale per il rettorato all’Università “La Sapienza” di Roma di specifici personaggi legati alla maggioranza di governo dell’ordine mentre l’ordine degli psicologi, a nostro avviso, dovrebbe rimanere al di fuori delle questioni politiche esterne in quanto è rappresentante dell’intera categoria. In questo caso il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio ha appoggiato una campagna elettorale accademica in rappresentanza dei suoi circa 16.000 iscritti che, però, potrebbero avere posizioni molto diverse da quelle dei pochi membri del consiglio.
Questione “L’Ordine Prende Posizioni Ideologiche”
Altro fatto a tutti noto è che l’ordine degli psicologi del Lazio ha pubblicato (a spese di tutti gli iscritti), quindi promosso e distribuito, un libro con orientamento “scientifico” come azione stessa dell’Ordine, commissionandolo a specifici personaggi accademici, anche in questo caso strettamente legati al movimento che governa in modo maggioritario il consiglio dell’ordine stesso. In questo modo il consiglio, utilizzando i soldi di tutti i contribuenti psicologi ha divulgato, da una posizione dominante e di rappresentanza, specifiche posizione teoriche in ambito psicologico escludendo ovviamente altre in modo del tutto arbitrario. La scelta del curatore è stata anch’essa arbitraria anziché, ad esempio, indire un concorso a cui ogni psicologi iscritto potesse partecipare. Secondo la nostra posizione l’ordine degli psicologi dovrebbe garantire la tutela delle autonomie scientifiche e non appoggiare l’uno o l’altro orientamento ideologico. La scienza infatti non viene dall’alto, essa è costituzionalmente libera come è libero il suo insegnamento e favorire la promozione di una o poche teorie da parte di chi invece dovrebbe rappresentare l’intera categoria professionale secondo noi è un atto che potrebbe far pensare a una non chiara gestione del potere dominante e di rappresentanza dell’istituzione ordinistica.
Questione “Psicologia” vs “Psicoterapia”
Altro fatto è che l’ordine vorrebbe impedire a tutti gli psicologi regolarmente iscritti, regolarmente abilitati all’esercizio della professione di psicologo, di utilizzare strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico (sanciti essere strumenti propri dello psicologo ai sensi dell’art. 1 della L. 56/89) per finalità sanitarie di cura in ambito psicologico di disturbi psicologici (le prestazioni dello psicologo sono sanitarie ai sensi del DM 17/05/2002), cercando di limitare tale possibilità soltanto agli psicoterapeuti, quindi escludendo tutti gli altri psicologi e trasformando ovvero riducendo, ogni psicologo anche del settore clinico ad un mero counsellor.
L’ordine del Lazio dichiarando che soltanto con il limitato strumento della psicoterapia (e niente altro) si possano risolvere disturbi psicologici assume una posizione ideologica specifica e di fatto impedisce, in Italia, a qualsiasi psicologo professionista e a qualsiasi scienziato, di poter dimostrare che esistono strumenti diversi dalla psicoterapia per risolvere disturbi, impedisce quindi la crescita scientifica, l’innovazione e lo sviluppo, impedisce agli psicologi di poter utilizzare strumenti come la riabilitazione o il colloquio psicologico per finalità sanitarie di cura psicologica dei disturbi psicologici e di conseguenza impedisce a tutti i cittadini la libertà di scelta della cura. In pratica per l’ordine l’unica cura dei disturbi mentali sarebbe la sola psicoterapia, niente altro può essere scoperto, niente altro può essere dimostrato, niente altro può essere utilizzato. Questo non è uno scherzo, è una triste realtà e coinvolge anche il nostro sistema giudiziario in quanto alcune sentenze sembrano appoggiare le posizioni restrittive dell’ordine del Lazio senza però indicare, ed è dimostrabile, alcuna norma che defnisca la psicoterapia come l’unica forma di cura dei disturbi psicologici (altrimenti noti come disturbi mentali). Non vi è infatti Norma che definisca la psicoterapia dal punto di vista procedurale né vi è norma che escluda lo psicologo dall’attività di cura dei disturbi mentali anzi. Ricordiamo infatti che la norma riconosce le attività svolte dallo psicologo come sanitarie, la riabilitazione stessa è definita come uso di tecniche per finalità terapeutico-riabilitative, lo stesso ordine scrive che lo psicologo (quindi non lo psicoterapeuta) usa il colloquio psicologico (quindi non la psicoterapia) per risolvere sintomi e disturbi; è lo stesso ordine che scrive che lo psicologo interviene per curare attraverso i colloqui. Però è anche lo stesso ordine che afferma, quando si tratta di elargire sanzioni contro psicologi che divergono dalle posizioni ideologiche dell’ordine, esattamente l’opposto di quanto pubblica e scrive. Due pesi, due misure!
Ha ancora senso parlare di Ordini Professionali?
Ci poniamo quindi una domanda molto semplice. Ha ancora senso parlare di ordini professionali, sono davvero strumenti di tutela o sono diventati uno strumento a disposizione delle accademie e delle scuole di specializzazione ovvero di chi riveste cariche di potere dominanti istituzionalizzate di impedire l’emergere di ogni cosa possa mettere in discussione tali sfere di potere?
Se da una parte si può auspicare la chiusura dell’ordine degli psicologi, in fondo se ci pensiamo bene qualsiasi cosa si possa fare con “la parola” potrebbe essere fraintesa con la psicologia, così i counsellor, che nulla hanno a che fare con gli psicologi (che invece rivestono ruolo sanitario), vengono presi di mira dagli ordini degli psicologi, così chi si occupa a diversi livelli di gestione delle risorse umane, ecc.!
Se l’ordine ha un senso il suo senso è soltanto amministrativo finalizzato a certificare coloro che hanno i requisiti per essere considerati “psicologi” senza però limitare, sotto la veste di “tutela”, la libertà di sviluppo di altre scienze, di altre pratiche legate anch’esse alla “parola” alla relazione d’aiuto, al rapporto tra persone.
Dietro la maschera di ciò che chiamano “tutela” si potrebbe nascondere il tentativo istituzionale-accademico di far convergere tutta la formazione, universitaria e post-universitaria, verso le solite strutture ovvero i soli docenti universitari che la gestiscono. L’ordine, volendo impedire agli psicologi di trattare disturbi psicologici per finalità sanitarie di cura, limitando tale possibilità al ristretto strumento della psicoterapia, potrebbe in realtà “obbligare” (attraverso comunicazione interna all’università, quindi mediaticamente) lo psicologo che vuole lavorare nel settore clinico ad iscriversi presso una loro scuola di specializzazione (quaasi la totalità private) gestita, come si sa, dai soli noti accademici. Riducendo inoltre lo psicologo ad un counsellor potrebbe voler accaparrarsi anche tale settore formativo. Il loro obiettivo potrebbe quindi essere quello del dominio completo di tutta la formazione legata alla psicologia riducendo le possibilità di concorrenze e facendola diventare di estrema minoranza.
Richiamare l’Ordine all’Ordine
L’ordine quindi andrebbe richiamato all’ordine! Ripristinato il suo ruolo amministrativo, reso a-politico, a-confessionale, a-teorico o altrimenti impedire a chi riveste cariche di potere accademico o cariche in gruppi aziendali di dominanza all’interno della disciplina come le scuole di specializzazione, quindi a coloro che potrebbero avere un chiaro conflitto di interessi, di poter acquisire anche tale ruolo di rappresentanza e di dominanza.
Inoltre, pochi lo sanno, se un consigliere dell’ordine degli psicologi o l’intero consiglio avesse commesso illeciti disciplinari la denuncia va inviata allo stesso ordine e non ad un organo super partes, ovvero si deve inviare la denuncia agli stessi consiglieri accusati! Quindi gli stessi consiglieri diventerebbero accusa e giudici di se stessi.
Un’altra aberrazione che riguarda l’ordine degli psicologi del Lazio è che se un qualsiasi psicologo subisse una qualsiasi sanzione (e lo stesso consiglio è sia l’accusa che il giudice dello psicologo accusato) tale sanzione avrebbe effetto immediato, senza possibilità di poter continuare ad esercitare anche in caso di appello presso un tribunale. L’ordine del Lazio è l’unico ordine che preveda la presunzione di colpevolezza ovvero che renda esecutiva una sanzione senza possibilità di sospensione in caso di appello!
Gli ordini così organizzati non hanno un reale senso di esistere, troppo spesso si evidenziano ingerenze delle accademie nell’ordine e viceversa n0nché l’ingerenza dell’ordine nelle autonomia scientifiche e professionali di quegli psicologi che divergono rispetto alle teorie, alle ideologie appoggiate dai consiglieri dell’ordine e dagli accademici collegati. L’ordine, è un rischio, potrebbe diventare un chiaro mezzo di censura, un “braccio armato” con potere sanzionatorio delle accademie universitarie, della politica, delle scuole di specializzazione, di specifiche ideologie. Questo rischio va ridotto se non annullato.
Annullare il rischio significherebbe abolire l’ordine degli psicologi, ridurre il rischio significherebbe togliere il potere sanzionatorio agli ordini, riportarli all’ordine impedendo loro di favorire specifiche iniziative scientifiche quindi riportarli ad un chiaro, semplice ruolo amministrativo che sappia tutelare realmente gli psicologi anziché costituire una minaccia per la libertà scientifica e professionale di ogni iscritto.
L’ordine deve rappresentare la categoria tutta, la maggioranza e la minoranza, considerando il fatto che una maggioranza scientifica è tale solo temporalmente, mentre se si limita la libertà di azione scientifica e professionale di ciò che non riveste posizioni dominanti si impedisce di fatto la libertà di scelta di tutti e sarebbe chiaro il tentativo di mantenimento di un potere istituzionale legato ai soliti gruppi di potere istituzionalizzato.
Le strade sono poche ed è necessaria una presa di posizione delle istituzioni, del parlamento italiano. La scelta è o nell’abolizione dell’ordine professionale degli psicologi oppure nella riduzione dei poteri sanzionatori e in un maggiore controllo relativo al rispetto degli esclusivi poteri amministrativi dell’ordine. I rischi di abuso di posizione dominante e di posizione di rappresentanza sono davvero elevatissimi.
La Proposta di “Professione Psicologo” & SRM Psicologia
Senza necessariamente auspicare l’abolizione dell’ordine degli psicologi si può riportare nuovo ordine all’Ordine, riorganizzarlo funzionalmente in modo che gli iscritti non si sentano “minacciati” ma tutelati e soprattutto si possano sentire rappresentati nella loro autonomia scientifica e professionale. Limitare l’attività dell’ordine ad un’attività amministrativa è il nostro principale suggerimento. L’ordine dovrebbe fungere da interfaccia tra lo psicologo iscritto che paga il contributo associativo e la pubblica amministrazione. Lo psicologo deve poter pensare al proprio lavoro in piena autonomia scientifica e professionale e l’ordine dovrebbe fornire informazioni sulla burocrazia, indicare gli adempimenti fiscali, indicare le norme vigenti e le loro variazioni, fornire pareri in materia legale e fiscale ovvero togliere allo psicologo ogni preoccupazione inerenti tali materie.
In sintesi
- Limitare l’attività dell’ordine ad un’attività amministrativa
- Annullare il potere sanzionatorio avendo solo potere di controllo e verifica
- Fungere da interfaccia tra le amministrazioni pubbliche e gli psicologi iscritti
- Fornire informazioni e tutela allo psicologo in materia fiscale e legale sulla professione
- Limitare qualsiasi azione di arbiratria promozione ideologica o scientifica
- Favorire la coesione professionale
- Tutelare le autonomie scientifiche anche di minoranza di tutti gli iscritti
- Essere a-politico, a-confessionale e scientificamente laico
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L’ordine va abolito, è una oligarchia medievale e fascista, invece che bloccare il lavoro degli psicologi, perché non si occupano di counselig e coaching? Queste pseudo-professioni spopolano, fanno palesemente ciò che fanno gli psicologi, e gli ordini dormono…
Crediamo che l’ordine degli psicologi, come è oggi organizzato ovvero fortemente legato a gruppi politicamente orientati all’interno delle università troppo spesso sembrerebbe tutelare specifici interessi anziché psicologi e cittadini. Allo stesso tempo non possiamo però ostacolare la libera diffusione di pensieri e professioni diverse come il counsellor o il coach. Quello che fa lo psicologo non è assimilabile al counselling. Lo psicologo rilascia prestazioni sanitarie ha competenze diagnostiche e terapeutiche. Non dobbiamo confondere le professioni legate alle relazioni d’aiuto non sanitarie con la professione di psicologo. Lo psicologo non è un counsellor e non va ridotto a tale. Ciò che distingue le professioni nono è l’oggetto di intervento. Tutti interveniamo sulla persona. Le professioni si distinguono per lo strumento utilizzato e gli strumenti dello psicologo (es. Il colloquio psicologico) sono strumenti sanitari. La democrazia è nella libertà di scelta di tutti, nel diritto al dissenso, nell’autonomia scientifica. L’ordine, se ha ancora senso la sua esistenza, dovrebbe limitarsi alla gestione amministrativa dell’albo anziché divenire censore dell’innovazione ed ostacolo alla libertà di scelta di tutti noi!
L’ordine va abolito assolutamente. Il 60% degli italiani non vuole più gli ordini professionali che sono diventati lobbies di potere al servizio di ideologie accademiche ormai anacronistiche.
I professionisti hanno paura dei loro stessi ordini, hanno paura delle istituzioni. Quando un cittadino ha paura delle istituzioni allora significa che quello Stato non è più democratico.
Pensiamo ai neuropsicologi (medici e psicologi) che hanno lavorato per anni con la neuropsicologia e che si sono formati in strutture private di estremo pregio. L’Ordine degli psicologi del Lazio, sempre il solito ordine Romano legato così fortemente a La Sapienza, ha minacciato di sanzione tutti i neuropsicologi che non si siano formati nella scuola di specializzazione universitaria, peraltro molto recente, e, guarda caso gestita dai soliti noti!!! Insomma chi non passa per la formazione da noi indicata, gestita dai nostri docenti allora verrà sanzionato!
Pensate alla psicoterapia allora! Gli psicologi lo sappiamo tutti che per Legge dello Stato rilasciano prestazioni sanitaria quindi diagnosi, cura e riabilitazione. Beh, l’ordine del Lazio dichiara che lo psicologo interviene per curare e lo fa per iscritto sui propri bolettini, l’ordine degli psicologi del Lazio dichiara che lo psicologo usa il colloquio psicologico per risolvere disturbi e lo stesso commercialista dell’ordine equipara la riabilitazione alla cura in ambito psicologico così come il tariffario degli psicologi che indica terapeutica la finalità della riabilitazione. Quindi lo psicologo cura! Sembrerebbe pacifico. Invece l’oirdine ha RADIATO psicologi che usavano il colloquio psicologico per risolvere disturbi quindi per cure di riabilitazione dichiarando esattamente l’opposto di ciò che ha pubblicato!!! Incredibile. Una vera e propria inquisizione. Pochi lo sanno pochi fanno qualcosa… perché? Come ho detto oggi gli ordini minacciano e i professionisti hanno paura della loro stessa istituzione! Un vero paese democratico l’Italia, non è vero?.
Psicologi, uniamoci contro questo schifo, basta dare i nostri soldi all’ordine. Creiamo un nuovo ordine degli psicologi, diamo retta a chi ama realmente la psicologia, la ricerca e il merito. Uniamoci contro questo ordine, in particolare l’ordine degli psicologi del Lazio che ha sanzionato scienziati di cui l’Italia si poteva vantare. Basta uccidere i nuovi Giordano Bruno!! Basta con questo schifo, con questa corruzione. Speriamo solo che la magistratura italiana che i vari PM si accorgano presto degli abusi degli ordine e pongano fine a questo complotto contro la scienza e contro la libertà di pensiero.