Tirocinio professionalizzante: tra teoria e pratica

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Il tirocinio professionalizzante (TPV) è senza dubbio una grande opportunità formativa per i giovani laureati in psicologia e si svolge nel periodo successivo al conseguimento della laurea magistrale.  Esso costituisce un caposaldo insostituibile nel percorso di crescita di ogni studente: rappresenta infatti un’occasione, dopo anni di studio teorico, per entrare finalmente in contatto con quella che è la vera professione dello psicologo e psicoterapeuta. 

Il gruppo Professione Psicologo vuole rispondere quindi alle domande più frequenti sulla sua struttura, sulla sua durata e sul suo svolgimento, in modo da fornire ai futuri tirocinanti una visione di insieme sulle attività che andranno ad affrontare. Per questo motivo l’articolo è stato impostato secondo paragrafi che possano trattare i principali aspetti che lo riguardano, con l’obiettivo di chiarire gli eventuali dubbi in merito. 

Prima di tutto: che cosa è il tirocinio professionalizzante?

È innanzitutto un periodo della durata di 750 ore, da svolgere nel periodo dopo la laurea magistrale. Per poterlo avviare, è necessario trovare un accordo in merito alle attività e agli obiettivi da raggiungere sia con un docente supervisore del proprio ateneo che con un ente, pubblico o privato, che sia convenzionato con la propria università e con il proprio Ordine degli Psicologi di riferimento. 

L’obiettivo centrale è quello di svolgere attività pratiche di osservazione diretta che consentano l’apprendimento e lo sviluppo di competenze professionali. Dato che l’azione non è mai disgiunta dalla riflessione teorica, il tirocinio deve anche essere sostenuto dai contenuti della letteratura scientifica di riferimento, oltre che favorito dalla supervisione di un tutor, e quindi di uno psicologo professionista. 

Il TPV è un momento imprescindibile nella formazione del futuro psicologo: si tratta di un’esperienza diretta, con attività specifiche che consentono di iniziare a sviluppare le proprie competenze. Consente inoltre allo studente di sviluppare un senso crescente di appartenenza alla comunità professionale. Una piccola postilla a riguardo: il tirocinio aiuta anche a costruire una rete di relazioni (colleghi e/o amici) che sarà fondamentale per il futuro esercizio della professione. Essere psicologi non è infatti sinonimo di essere da soli nella propria attività, ma anzi: tutto il contrario. 

Come si struttura il tirocinio professionalizzante?

La legislazione non prevede, innanzitutto, una data precisa di inizio sessione di tirocinio. L’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha fornito due finestre temporali consigliate e indicative per iniziare: un periodo primaverile nei mesi di marzo e aprile, e uno autunnale tra settembre e ottobre di ogni anno.

In ogni caso, come accennato, l’attività deve avere una durata complessiva di 750 ore, che possono essere svolte in un solo ente o divise in due strutture diverse. In questo secondo caso si possono effettuare due periodi di circa 375 ore ciascuno, oppure una divisione in 500 e 250 ore. È comunque raccomandata una certa continuità di frequenza: anche se il tirocinio viene suddiviso in due parti, è bene che non intercorra troppo tempo tra l’una e l’altra. 

L’impegno settimanale consigliato oscilla tra le 15 e le 30 ore, da svolgere nell’arco temporale suggerito di 6-12 mesi. 

Per gli studenti lavoratori: non è consentito svolgere un’attività professionale o formativa, in contemporanea al tirocinio che superi le 30 ore settimanali, oltre le quali sarebbe impossibile conciliare entrambi gli impegni. 

Quali sono i cambiamenti dal 2021?

Da decreti ministeriali del 2021 e 2022, anche la laurea in psicologia è diventata abilitante. 

Per coloro che in quegli anni erano o sono già iscritti ai corsi di laurea triennale o magistrale, il TPV da svolgere dopo il conseguimento del titolo si è ridotto da 1000 a 750 ore. Anche la Prova Pratico Valutativa da sostenere al termine delle stesse ha subito delle modifiche: le quattro prove scritte e orali sono state sostituite da un solo colloquio orale in cui vengono testate sia le conoscenze deontologiche della professione che quelle acquisite durante il percorso di tirocinio. Insomma, la valutazione e il tirocinio sono stati ridotti sia nella durata che nel contenuto. 

Nella maggior parte degli atenei (è consigliato comunque verificare sul sito di interesse che i cambiamenti siano stati effettivamente applicati), coloro che invece si sono iscritti successivamente ai nuovi decreti ministeriali svolgeranno il loro tirocinio in modo del tutto diverso. 

Le 750 ore verranno distribuite durante gli anni accademici già a partire dalla triennale: nei primi tre anni verranno svolte le prime 250, corrispondenti a 10 CFU, mentre nel percorso magistrale le restanti 500, per un valore di 20 CFU. 

L’esame di laurea diventerà per loro abilitante, e quindi li iscriverà all’Albo di riferimento. Dopo aver ottenuto tutti e 30 i CFU dal TPV, gli studenti dovranno sostenere in un primo momento la Prova Pratico Valutativa, che se superata, gli consentirà di accedere alla canonica discussione di tesi di laurea. Anche in questo caso la PPV si riferisce alle competenze e conoscenze acquisite nel TPV. 

È però necessario stare attenti. L’idoneità alla PPV è la condizione necessaria per accedere all’esame di laurea: se questa non viene superata, lo studente non solo non sarà laureato e dovrà ripetere la prova, ma dovrà rifare anche l’intero percorso di tirocinio. 

Cosa può imparare il tirocinante nel tirocinio?

L’attività di tirocinio deve consentire l’acquisizione e lo sviluppo delle seguenti abilità:

  • Saper valutare un caso clinico. Questo include anche saper utilizzare gli strumenti e le tecniche psicologiche necessari per raccogliere le informazioni; 
  • Saper predisporre un vero e proprio intervento professionale che abbia basi teoriche e scientifiche convalidate. Il tirocinio dovrebbe insegnare anche a saperne valutare l’andamento e l’ esito;
  • Saper redigere un report e fornire una restituzione all’utente o all’ istituzione di riferimento;
  • Saper costruire relazioni adeguate con clienti e colleghi (come dicevamo in precedenza);
  • Essere a conoscenza degli aspetti giuridici ed etico-deontologici della professione, che sono anche oggetto della Prova Pratico Valutativa finale per iscriversi all’Albo professionale. 

Come può trovare il tirocinante la sede di tirocinio?

Le sedi di tirocinio possono essere sia strutture pubbliche che private. Non è però possibile svolgerlo in qualsiasi struttura si voglia: bisogna infatti scegliere tra quelle accreditate sia con l’università di riferimento che con l’Ordine Professionale della propria regione. Sui loro siti viene fornita una lista di sedi tra cui poter scegliere. 

Per ciò che concerne i futuri psicologi residenti nella regione Lombardia, ad esempio, è possibile trovare la lista completa in base alla propria provincia di residenza al seguente link: 

https://tirocini.opl.it

Per avviare il tirocinio è necessario trovare un tutor. Chi è? E cosa fa? 

Il tutor è uno psicologo che deve essere iscritto all’Albo A da almeno 3 anni e che opera nell’ente di riferimento per almeno 15 ore settimanali. Per garantire a ciascun tirocinante un’adeguata supervisione, è opportuno che quest’ultimo non segua contemporaneamente più di 5 tirocinanti indipendentemente dal numero di sedi in cui esercita. 

Come riportano agli articoli 5 e 20 del Codice Deontologico, i suoi compiti sono i seguenti:

  • introdurre il tirocinante negli aspetti più specifici e nei contesti della professione;
  • accompagnare e seguire il tirocinante nelle sue attività e nei suoi progressi: deve suggerire, correggere e portare osservazioni critiche sul suo lavoro;
  • alla fine del periodo, valutare il percorso di tirocinio. 

Se sfortunatamente il tutor dovesse essere impossibilitato ad assolvere alle proprie funzioni, non è necessario allarmarsi: l’Ente provvederà a sostituirlo con un professionista che possieda i medesimi requisiti.

Quali saranno i diritti e doveri del tirocinante?

In linea generale il vademecum per il tirocinante prevede una serie di norme a cui quest’ultimo deve fare affidamento; ma andiamo con ordine. 

Prima di iniziare un percorso di tirocinio il futuro tirocinante è tenuto a contattare un docente della propria università che abbia funzione di tutor (in questo caso universitario) e che lo possa seguire burocraticamente durante tutto lo svolgimento. 

Parallelamente, il tirocinante deve informarsi circa tutta la documentazione e gli obblighi che questo percorso richiede e che sono indispensabili ai fini del tirocinio (es. attenzione ai corsi sulla sicurezza). 

Lo studente tirocinante dovrebbe nel corso del suo percorso, arrivare a conoscere e a rispettare le norme del codice deontologico. Già nel corso delle 750 ore infatti, dovrà sottostare all’obbligo di riservatezza, ad esempio. 

In più egli dovrà assumere un atteggiamento congruo alla professione e coerente con il contesto in cui svolge il tirocinio, e attenersi agli obiettivi concordati nel progetto steso inizialmente. 

Le varie richieste da parte dell’Ente in cui si svolgerà il tirocinio possono essere diverse in base all’ambito in cui operano. Potrebbe essere infatti chiesto al tirocinante di realizzare presentazioni, fare scoring di test, acquisire bibliografia e redigere delle relazioni. Non preoccupatevi: sarà a discrezione della struttura informarvi dei vostri compiti specifici.

Qualora il tirocinante ritenga che la sua esperienza non rispetti le condizioni accordate in precedenza ha la possibilità di segnalarlo agli organi competenti (Università di riferimento), i quali dopo aver verificato valuteranno se e come intervenire in merito. 

Come posso chiudere il percorso di tirocinio? Come avviene la valutazione?

La valutazione finale del percorso di tirocinio viene effettuata da parte del tutor di riferimento: il professionista o la professionista dovrà compilare la relativa sezione nel registro o libretto fornito. 

In essa, dovrà specificare le competenze acquisite e ad esprimere un giudizio di idoneità. Nel caso in cui (sfortunatamente) quest’ultimo non venga raggiunto, lo studente dovrà sostenere nuovamente il monte ore per il quale non ha avuto un giudizio positivo. 

L’Ordine degli Psicologi prevede, al termine del percorso di tirocinio e al fine di iscrizione al relativo Albo Nazionale, una Prova Pratico Valutativa nella quale verranno testate le conoscenze e le esperienze acquisite durante il TPV. Verranno richiesti inoltre gli aspetti deontologici e legislativi della professione. Per ulteriori informazioni in merito, è consigliabile consultare le linee guida della propria regione e quelle dell’ateneo in cui si intende svolgere la prova. 

A questo proposito, ancora, per i residenti o tirocinanti nella regione Lombardia, inoltriamo di seguito il link al sito dell’OPL QUI

Diana Margherita Prada – Psicologa, Psicoterapeuta
insieme ai tirocinanti Alexa Bolis, Matteo Gipposi, Giorgia Ravelli, Anastasiya Yauseichyk