Riforma ENPAP: un voto che divide, un metodo che non convince

La riforma contributiva di ENPAP è stata approvata.

Il voto c’è stato, nonostante una mobilitazione storica: oltre 11.000 firme di colleghe e colleghi che chiedevano di essere ascoltati. Un segnale rilevante, che evidenzia un bisogno di partecipazione che non può essere ignorato.
Il percorso che ha condotto a questa decisione solleva quindi interrogativi che non possono essere ricondotti a un semplice dissenso. Il Consiglio di ENPAP ha compiuto una scelta chiara: procedere con la riforma senza coinvolgere la comunità professionale.
Colpisce soprattutto la posizione, emersa nel dibattito, che un confronto più ampio non fosse praticabile perché la comunità professionale non disporrebbe degli strumenti per comprendere queste scelte: una posizione che finisce per aumentare la distanza tra istituzione e iscritti.

Cosa è stato votato
Nel merito, la riforma interviene in modo incisivo sull’assetto contributivo:

  • aumento del contributo soggettivo, con un innalzamento progressivo fino al 15% del reddito professionale (1 punto percentuale all’anno nei cinque anni successivi all’entrata in vigore);
  • raddoppio del contributo integrativo, dal 2% al 4%;
  • un impianto orientato a rafforzare il montante contributivo, con l’obiettivo dichiarato di migliorare le pensioni future.

Il problema che si intende affrontare è reale: con l’attuale sistema, il rischio di pensioni inadeguate è concreto. Ma riconoscerlo non significa accettare qualsiasi soluzione.
In una comunità professionale eterogenea, gli effetti di questa riforma non sono uguali per tutti: c’è chi negli anni ha potuto costruire forme di tutela, come la previdenza integrativa o strumenti di investimento, e c’è chi, soprattutto nelle fasi iniziali della professione, fatica già oggi a sostenere ulteriori oneri.
Colpisce la mancanza di un pensiero sulle forme di previdenza solidale.

Una riforma che pesa, oggi
Una riforma che incide direttamente sui redditi di migliaia di professionisti richiedeva una cura diversa.
L’impatto è immediato: aumento del carico contributivo, maggiore pressione sui redditi – in particolare per i più giovani – e un possibile incremento della distanza dal sistema previdenziale.

Cosa succede ora
Il voto al CIG non chiude il processo. La riforma dovrà ora passare al vaglio dei Ministeri vigilanti, che ne valuteranno sostenibilità e coerenza normativa. Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale, che potrebbe portare anche a modifiche.
È importante sottolinearlo: allo stato attuale non vi sono cambiamenti immediati nei contributi.
In questa fase servono tre elementi chiari:

  • attenzione all’iter ministeriale;
  • informazione corretta e accessibile;
  • formazione previdenziale diffusa.

Come Professione Psicolog*, anche attraverso l’impegno istituzionale in OPL, riteniamo che questa sia una responsabilità precisa: costruire oggi quegli strumenti di accompagnamento che non sono stati adeguatamente sviluppati prima.

Il voto c’è stato. Ora è il momento di fare, in modo trasparente, quel lavoro che non è stato svolto da chi guida il nostro ente previdenziale e ha ideato questa riforma.

L’Associazione Professione Psicolog*